04/11/2005

Divieto di sosta



Botta e risposta, domanda mal posta e quanto costa? Trentacinque euro, divieto di sosta. Un taglio di capelli più un giro nel chiacchiericcio di bottega. La pia illusione d'esser altra persona con la faccia pulita e un po' di saporiti sorrisi perché oggi non mangio, ho i capelli troppo corti. Cane mangia cane, digiuno, ho fame. Unghia chiama unghia, non mangia lei, ringhia. E i denti che appaiono come tessere del domino, mute, senza puntini. Quanto ci hai puntato su quest'azzardo? La mia vita. E cosa c'è in palio? La mia vita. E se lei non gioca? Lei non gioca. E che senso ha? La mia vita. Stringo le dita. Fatica. Stanco di mani fresche e asciutte. Se mancan zucchero e risposte. Questo è velluto? Sì, ma non è a coste. I battiti occorre che ce li sudiamo e il velluto raso è liscio, facile, vicino. E dopo tutta questa fatica dove arriverete? Al punto di partenza, ovvio. Che senso ha allora partire? Digiuno. Il miraggio di tornare e raccontarlo a qualcuno. Dieci euro di parrucchiere. Trentacinque di divieto di sosta. Vorrei na faccia nuova ma costa... dio mio se costa...

02/11/2005

Chiudi la porta



Fammi il favore chiudi la porta prima di andare via... Come? Sì, l'ho deciso io che te ne vai. No, niente di personale, ma ho solo una stufa e tu sai che non basta per scaldarci entrambi... Come dici scusa? Ecco... sì insomma, è proprio questo il punto... non basto neppure a me stesso e accontentarti di una stufa ti fa torto, lo sai. Ho le mani fini, ci hai mai fatto caso? Mani così non possono appartenere a una persona sguaiata. Ho bisogno di discrezione, chiudi la porta, fammi il favore... Ehi... ma che fai? No, mioddio no, ti prego... no davvero, non mi sembra il caso, lascia perdere... nooo, è troppo vigliacco così, no... rivestiti ti prego, mettiti addosso un po' d'orgoglio e asciuga quegli occhi. No, lascia perdere, non lo merito... Ho un segno sulla pelle per ogni passo che ho inciampato, per ogni disco rigato. Non ho gli occhi abbastanza grandi e dovrei tagliare i capelli... E comunque troppo spesso è il cuore a non bastare agli occhi... Non ti ci mettere anche tu. Rivestiti, portami una sedia e vattene. Io con te non ci parlo, non ora... non mi sopravvivo sennò. Sì, scappo... non s'è mai visto nessuno dedicare tutto sto tempo a parlare con la propria coscienza, fammi il favore, comincio a sentirmi stupido. Chiudi la porta, copri quelle poppe generose e non annoiarmi. Oggi non ti ascolto, oggi non mi ascolto.

27/10/2005

La memoria del corpo



Chiudi quegli occhi fammi il favore. Appiccicati alla speranza della carità d'un tango, chiudi quegli occhi dio mio. Che d'inverno è meglio solo perché il sonno è meno vigliacco. Ti giuro te li porterei via quegli occhi, la smetterai di fissare. E non ho uno spicciolo in tasca da spendere in ricordi. Finite le monete, finita la musica. Senti? Niente musica, niente tango, niente soldi, niente occhi allora. C'è qualcosa di turpe nella tua bellezza feroce per cui abbassa la testa, graziami, non fissarmi. Che io di mio indosso diverse giacche a seconda delle stagioni. E d'autunno è grigia, come i rumori ovattati, la tiepidità, l'assenza. E riconosco il fiato, le spezie, il calore... Vuoi fottere? Chiudi quegli occhi però che te li porto via dalla faccia. Domani, poi, il risveglio è tutto mio e hai mai sentito parlare di memoria del corpo? La mia testa ha imparato a sopravviverti, il mio corpo no. Ma sento il fiato sul collo e i tuoi seni sulla pelle, poi le mani, la lingua, la schiena. Ti muovi su di me strusciando fino a che non sono dentro di te... e allora torni a guardarmi. No, dio mio, no... io dentro quegli occhi ci affogo...  E mentre mi appendo alla strada per non finire un po' più in giù ancora, dopo la doccia e il caffè... ho il cappello sugli occhi e non cercare di guardare la mia faccia. La memoria del corpo si nutre di assenza. Se non chiudi quegli occhi si nutrirà di ME.