10/02/2006

No, non ora, non qui...



Le scelte migliori sono quelle fatte senza un motivo. L'incontenibile capogiro di un impulso. Fine a se stesso e stupido. Prima ancora che sia fine giugno Pietro Gallesio dà la parola alla doppietta... e la usa su di sé... adieu...

24/01/2006

Nascondi le mani



E cosa succede quando chiudi gli occhi? C'è un colore che non ti riesce di trovare, lo so. Mescoli lacrime e tabacco e io non dormo da due anni. Ma ho smesso di cercarti, quantomeno, e nuda non hai le tasche. Una mano sulla tua pancia e stringo ancora un po'. Difficile nasconderti senza tasche in cui affondare le mani e insabbiare gli occhi. Ma il tuo respiro, quello lì, ha il colore dell'affanno questa mattina e io non sono mai stato bravo a sanguinare di nascosto... Fai rumore se sorridi, anche s'è buio e non ti vedo in faccia. Ti attraverso la schiena con la punta del dito. C'è un cuore che batte lì sotto... a modo suo... Ma è il tuo seno la parola migliore. Lo sento a contatto col petto mentre ti giri e mi chiudi la bocca con le labbra. Stai bene attenta a non pronunciare il mio nome e mi appendo al tuo affanno come a una promessa. Poi è di nuovo buio e quei lampi rossi sono le tue mani che mi cercano e si stringono intorno a me, si muovono, come la tua bocca che sa di miele, le tue gambe, i tuoi occhi, la tua pancia. Va via anche il freddo e la fronte si fa molle. Non una parola, non più, solo un silenzio che ha il rumore di spezie e sudore. Mi piaci perché, morbida, profumi d'abbandono. Poi il distacco, umido e necessario, il sonno che non arriva, non ancora, mai più. Nascondi le mani sotto le coperte, fammi il favore. Così piccole... sembra impossibile facciano così male a volte...

19/01/2006

Un silenzio di vetro

I lampioni gocciolano una luce d'arancio e canditi e non esiste un modo grazioso di avere paura. Esiste un modo semplice di chiudere gli occhi e respirare in silenzio. Il mio respiro si condensa sul vetro e ci faccio i disegnini con la punta dell'indice. Ma sei tu che dipingi. Io ho solo un cappello e non porto bene neppure quello. Quanti anni hai? Meno di quelli che vorrei. Più di quelli che ti occorrono. Lo so. Incendio carta e sorrisi e tu stai nel mezzo. Proprio lì, a metà strada tra la paura d'amare e le mie mani che ti costringono a guardarmi negli occhi. Perché il corpo è un'altra storia. Quello viaggia da solo, lo so. E io non ho difese. La tua pelle e i tuoi occhi, le tue labbra umide e quell'odore di abbandono che mi si appiccica addosso come cera. Ti muovi lenta e misurata perché mi conosci a memoria ormai. Sai dove attendermi e ti piace stuzzicare, fino a che non sarà di nuovo cenere. Finisce sempre così. Mi sono sempre innamorato delle donne che capivo, non di quelle che capivano me. E continuo a capirti anche adesso amore mio. Adesso che torni a chiudere gli occhi e i disegnini sul vetro non si vedono più. I tuoi occhi non fanno rumore mentre le palpebre si abbassano. E il silenzio, adesso, sembra di vetro.